La certezza delle pene e la pena dell’incertezza
Stupri e omicidio a Roma; rapine in villa nel nord-est; violenze degli ultras, dei black-blocks, dei centri sociali, dei nazi-skin. Tutte facce della stessa medaglia, tutti figli di una madre sempre incinta: l’incertezza della pena.
Dopo l’omicidio del ragazzo sull’A1 vicino ad Arezzo, é arrivato – puntuale – il solito coro delle prefiche: il calcio é morto, sospendiamo il campionato, vietiamo le trasferte degli ultras, chiudiamo le curve. Bei discorsi. Come se si volessero chiudere le autostrade per i troppi morti causati dall’eccessiva velocità, invece che colpire con severità chi sfreccia a 200 all’ora (ma anche a 160, cioé la maggioranza degli automobilisti) in sfregio alle leggi. E, infatti, si continua a utilizzare le nostre autostrade come un autodromo.
La verità – da che mondo é mondo – è solo una, lo era ieri come lo è oggi: la violenza (nello sport, nella società) si elimina in un solo modo. Con pene severe per i colpevoli, parametrate ai reati commessi, e soprattutto certe.
Riusciranno i nostri politici, e soprattutto questo governicchio – uno dei peggiori che la nostra storia ricordi – a rendersene conto, una volta tanto, e ad agire di conseguenza?







Caro Fabio,
hai perfettamente ragione. E’ sempre la solita storia, di andreottiana memoria: l’Italietta nostra é forte con i deboli e debole con i forti.
Un saluto.
WM
Mah, è difficile dire. Forse è la nostra società che è arrivata ad un punto di alienazione tale da non riuscire più a distinguere l’assurdità di tutto questo.
Forse un lungo periodo di stop farebbe bene a molti. Non si può morire per una partita di calcio, non trovi?
La mancanza di comunicazione … i rapporti interpersonali azzerati… ognuno guarda il proprio orticello e le razze bastarde proliferano impunite senza che le folle sane riescano ad ergere muri di protezione adeguati alla grande invasione dei barbari…
Cara Cecilia,
certo che non si puo’ morire per una giornata di calcio. Ma non si puo’ morire – nel 2007 – neanche schiantandosi in macchina il sabato sera perché migliaia di giovani, in assenza di controlli, sfidano la logica guidando ubriachi macchine iperpotenti.
Che facciamo, chiudiamo anche tutti i locali e le discoteche per qualche mese, oppure cerchiamo di applicare, ma seriamente, le leggi che già ci sono?
Queste sono discussioni molto importanti e non facili da delegare a poche parole, anche se di sicuro effetto. La cultura tutta italiana che è più incline ad ammirare chi fa il furbo piuttosto di chi vive onestamente, a seguire chi si impone con arroganza piuttosto di chi agisce in modo rispettoso e democratico, l’italia della disonestà bonacciona e dei politici tra i quali, onestamente, si pensa che di onesti non ce ne sia neanche uno, proprio questa Italia che tutti ben conosciamo (e tolleriamo) non si è certo formata con questo ultimo governo, senza contare che durante parecchie legislature del passato si è fatto di tutto per rendere la pena più incerta che mai. Detto questo, è giusto attribuire la responsabilità a leggi che non vengono applicate, a controlli che non vengono effettuati oppure a colpevoli che non scontano la giusta pena, ed è sacrosanto chiedere di agire di conseguenza all’attuale governo. Però non bisogna mai dimenticare che l’unica vera rivoluzione viene dal basso. Fintanto che le persone oneste continuano ad accettare e a permettere che siano le persone disoneste e truffaldine ad andare avanti a danno di tutti noi, della nostra sicurezza ed incolumità, ci sarà ben poco da fare.
Un enorme saluto, con tanta ammirazione, Livia.
P.S. Sotto casa mia c’è un forno che fa i milioni senza emettere un singolo scontrino fiscale in tutto l’arco della mattinata. La colpa non è dell’esercente furbo. La colpa è mia che ancora non ho ancora chiamato le fiamme gialle.
Cosa imparano i bambini, in auto con i genitori, ogni giorno, per tutta la loro infanzia e adolescenza? Parolacce, prevaricazioni, sensi di costrizione e relative furbate varie.
Come si comporteranno da adulti, se l’unico credo vissuto è stato sempre e soltanto il proprio comodo ed il proprio interesse, con assoluto disinteresse del prossimo e delle cose pubbliche?
Iniziamo dalle scuole materne, ad insegnare l’educazione personale e civica…