Lok Seva Sangam (LSS)
Lok Seva Sangam (in hindi, Associazione per Aiuto al Mondo) é una ONG indiana fondata nel lontano 1976 da Carlo Torriani e Luigina Marchesi, due religiosi italiani che già lavoravano in India come missionari nella lotta alla diffusione della lebbra. Tra le prime cose che capirono e misero in pratica vi fu la constatazione che i lebbrosi soffrissero piu’ per la loro segregazione sociale che per il male in sé. Da allora il loro motto fu: “Curare la lebbra senza segregazione“. Non a caso nel nome dell’associazione non compare il nome “lebbra” e gli asili da loro gestiti sono per tutti i bambini, senza discriminazione alcuna.
Nel corso degli anni l’attività di LSS si é estesa notevolmente, allargandosi a coprire tre grandi slums nella periferia di Bombay con una popolazione complessiva di oltre 2 milioni di persone. I risultati della lotta alla lebbra sono lusinghieri (sono state curati oltre 28 mila malati e la diffusione della patologia si é notevolmente ridotta), tant’é che il governo indiano ha qualche anno fa richiesto ad associazioni quali LSS di fronteggiare anche la tubercolosi.
Oltre a queste due attività principali, Lok Seva Sangam si occupa anche di educazione, organizzando e finanziando scuole per bambini e adulti, e di sostegno sanitario alla popolazione degli slums ove opera. Per avere un’idea della realtà che LSS fronteggia ogni giorno, bastino questi dati relativi allo slum di Bainganwadi:
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popolazione: oltre 200 mila persone, di cui:
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l’80% é sotto la soglia di povertà;
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soltanto il 5% beve acqua considerata potabile;
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soltanto il 2% segue le piu’ elementari norme di condotta igienica.
Se volete contribuire all’attivutà di LSS, anche in maniera per voi minima, cliccate qui.
BUON NATALE E BUON ANNO A TUTTI!!!
“Incontri” indiani
In India “incontro” (in inglese encounter) ha un significato molto diverso da quello che la parola fa intendere. ”Incontro” è la soluzione locale ai problemi della malavita. Una soluzione rapida, anche se – si potrebbe obiettare - non proprio in linea con i princìpi di uno stato di diritto. In pratica, la polizia arresta un criminale, lo porta in un luogo isolato e lo uccide. Ai giornalisti viene poi riferito che il malavitoso è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco in cui, casualmente, mai nessun poliziotto viene ferito. Nessuna complicazione, nessun processo, nessuna lungaggine giudiziale.
Gli specialisti degli incontri, poliziotti che percepiscono stipendi in linea con quanto guadagnano i dipendenti pubblici in India – si va dalle 4.000 rupie al mese (circa € 69) di un agente alle 14.000 (€ 240) di un alto ufficiale – non sono anonimi; al contrario, sono personaggi noti alla pubblica opinione, anche perchè spesso i media ne pubblicano il nutrito palmares. Si va dagli oltre 110 incontri di Pradeep S. ai quasi 90 di Praful B., entrambi di Bombay. Essi sono, secondo diversi giornalisti, delle persone assolutamente normali nella vita di tutti i giorni. Di alcuni, a giudicare dal tenore di vita, si vocifera che siano nel libro paga della malavita e che il loro compito sia decimare le gang avversarie.
Secondo dati ufficiali forniti dalla stessa polizia, nella sola città di Bombay – nel periodo tra il 1992 ed il 2006 – si sono verificati 661 incontri con criminali locali. Nessuno dei responsabili degli incontri è mai stato sospeso o dimesso dal servizio; salvo quelli andati in pensione per raggiunti limiti di età, figurano ancora tutti negli organici della polizia.
SEWA, le donne che cambiano l’India
SEWA (Self Employed Women Association) nasce nel 1972, a Ahmedabad, in Gujarat, come sindacato di donne lavoratrici. A trentacinque anni di distanza dalla sua fondazione, il bilancio delle sue attività è impressionante: oltre all’organizzazione del lavoro di donne lavoratrici autonome (e tra queste le più povere ed emarginate, come le venditrici di ortaggi o le sigaraie), ha attivato innumerevoli corsi di alfabetizzazione, di educazione alla salute, di cura dei bambini, ha creato cooperative (un centinaio), gruppi di risparmio, organizzazioni di assistenza sociale, centri di commercio e di artigianato, decine e decine di attività che vedono le donne uniche ed assolute protagoniste.
La SEWA Bank, creata quattro anni prima della Grameen Bank del premio Nobel Muhammad Yunus, offre una gamma articolata di microcrediti, oltre a programmi di risparmio, e addirittura un fondo pensionistico. Tutto rigorosamente intestato alle donne. E senza alcun tipo di supporto o interferenza esterna da parte di enti governativi o organismi sovranazionali.
“Siamo povere, ma siamo tante”: in questo slogan la forza dell’organizzazione, che nasce intorno all’energia di una donna straordinaria, Ela Bhatt, sulla base dei precetti gandhiani di non violenza, verità, integrazione di tutte le fedi, diffusione dello sviluppo locale e della fiducia in se’. Ora Ela Bhatt si é serenamente tirata in disparte, ha cresciuto nuove generazioni di donne che continuano la sua attività con lo stesso fervore e la stessa fermezza. Si esce da un incontro con loro con una vertigine di emozioni, tutte positive, e con una rinnovata fiducia nei confronti del genere umano.
Le donne di SEWA hanno fatto l’impossibile. C’é speranza per tutti.
Ambedkar, il padre degli Intoccabili
Come ogni anno, centinaia di migliaia di dalit (oltre 800 mila secondo stime ufficiose) hanno invaso Bombay da tutti gli angoli dello stato del Maharashtra per celebrare l’anniversario della morte di Babasaheb Ambedktar. Raccoltisi nel Shivaji Park, hanno reso omaggio ad un uomo la cui statura morale, a distanza di cinquantuno anni dalla sua scomparsa, appare ancor più immensa.
Nato in una modesta famiglia di Intoccabili, per tutta la vita Ambedktar ha lottato contro la secolare divisione in caste della società indiana. Cresciuto tra mortificazioni e umiliazioni quotidiane (a scuola ai bambini dalit non era permesso sedersi ai normali banchi, ma soltanto per terra, né potevano bere acqua dalla fontana con gli altri compagni), fu tra i primi Intoccabili a raggiungere, tra mille sacrifici, l’educazione universitaria, e addirittura a perfeziore i suoi studi in legge alla Columbia University di New York e a Londra. Tornato in India, Ambedkar intraprese un’intensa attività politica contro il sistema delle caste, fondò il Partito Laburista Indipendente ed incoraggiò i suoi adepti ad abbandonare l’induismo, contro cui inasprì i suoi attacchi.
The Hindu Civilisation…. is a diabolical contrivance to suppress and enslave humanity. Its proper name would be infamy. What else can be said of a civilisation which has produced a mass of people… who are treated as an entity beyond human intercourse and whose mere touch is enough to cause pollution?
Nominato Ministro della Legge all’indomani dell’Indipendenza dell’India nel 1947, fu il principale archietto della Costituzione della nuova Repubblica, che nel novembre 1949 sancì formalmente l’abolizione della divisione in caste e il principio dell’Intoccabilità. Pochi anni prima di morire, coerentemente con quanto aveva sempre ripetuto in vita, si convertì al buddismo.
Dabbawalla e home banking
I dabbawalla (letteralmente portatori di scatola) sono le persone che consegnano quotidianamente il pasto ai milioni di pendolari di Bombay. Il servizio consiste nel prelevare il pranzo, cucinato in famiglia e riposto in un apposito contenitore, dall’abitazione del pendolare – che in genere per recarsi in ufficio si sobbarca un paio d’ore di treno – e consegnarlo al suo posto di lavoro prima della pausa pranzo. Lo stesso servizio, ovviamente a ritroso, si effettua il pomeriggio. Il costo del servizio si aggira sulle 500 rupie (poco piu’ di 9 euro) al mese.
La catena di consegna dei dabbawalla, che utilizza treni e biciclette, é stata studiata dai principali spedizioneri mondiali, vista la quasi assoluta puntualità del servizio: recenti statistiche indicano una percentuale di errore irrisoria, una ogni 16 milioni di consegne.
Diverse banche indiane, che sono state recentemente autorizzate dalla banca centrale ad effettuare servizi di home banking a domicilio, stanno iniziando a utilizzare i dabbawalla per raggiungere clienti in aree non coperte dal punto di vista bancario. Lo stipendio mensile di un dabbawalla si aggira sulle 4.000 rupie, circa € 70, per sei giorni di lavoro la settimana.












