“Incontri” indiani
In India “incontro” (in inglese encounter) ha un significato molto diverso da quello che la parola fa intendere. ”Incontro” è la soluzione locale ai problemi della malavita. Una soluzione rapida, anche se – si potrebbe obiettare - non proprio in linea con i princìpi di uno stato di diritto. In pratica, la polizia arresta un criminale, lo porta in un luogo isolato e lo uccide. Ai giornalisti viene poi riferito che il malavitoso è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco in cui, casualmente, mai nessun poliziotto viene ferito. Nessuna complicazione, nessun processo, nessuna lungaggine giudiziale.
Gli specialisti degli incontri, poliziotti che percepiscono stipendi in linea con quanto guadagnano i dipendenti pubblici in India – si va dalle 4.000 rupie al mese (circa € 69) di un agente alle 14.000 (€ 240) di un alto ufficiale – non sono anonimi; al contrario, sono personaggi noti alla pubblica opinione, anche perchè spesso i media ne pubblicano il nutrito palmares. Si va dagli oltre 110 incontri di Pradeep S. ai quasi 90 di Praful B., entrambi di Bombay. Essi sono, secondo diversi giornalisti, delle persone assolutamente normali nella vita di tutti i giorni. Di alcuni, a giudicare dal tenore di vita, si vocifera che siano nel libro paga della malavita e che il loro compito sia decimare le gang avversarie.
Secondo dati ufficiali forniti dalla stessa polizia, nella sola città di Bombay – nel periodo tra il 1992 ed il 2006 – si sono verificati 661 incontri con criminali locali. Nessuno dei responsabili degli incontri è mai stato sospeso o dimesso dal servizio; salvo quelli andati in pensione per raggiunti limiti di età, figurano ancora tutti negli organici della polizia.
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