E l’Elefante partorì … la Nano
Lo scorso 10 gennaio il magnate indiano Ratan Tata, principale azionista dell’omonimo gruppo, ha presentato all’India e al mondo intero la tanto attesa “one-lakh car”, cioè la macchina da 100.000 rupie: la Nano. Nonostante, nei 4 anni passati dalla sua promessa, i costi di produzione siano aumentati in maniera vertiginosa, Ratan Tata ha tenuto a precisare che “a promise is a promise”, e che quindi manterrà l’impegno a mantenere il prezzo della Nano (esclusi tasse, trasporto e margine del rivenditore) nelle 100.000 rupie, poco più di 1.700 euro ai cambi attuali.
Visto il prezzo, e il trend di crescita dell’economia indiana, è facile prevedere – se la Tata riuscirà a mettere sul mercato l’autovettura al prezzo annunciato - vendite record per la Nano, che dovrebbero far impallidire ogni precedente record. La Topolino, la 500, il Maggiolino sono avvisati. Così come è facilmente prevedibile, da qui a pochissimi anni, il collasso del traffico urbano di metropoli quali Bombay, Delhi, Bangalore, Chennai, già oggi paralizzate – anche a causa di una struttura viaria urbana inadeguata – da una marea impressionante di mezzi.
Per quanto riguarda l’impatto sull’inquinamento, la Tata rassicura che la Nano non andrà a sostituire autovetture di un livello superiore, ma piuttosto le migliaia di moto con le quali abitualmente si spostano nelle città indiane intere famiglie (e la Nano, sottolineano, ha un motore Euro 3 molto meno inquinante delle moto che andrà a sostituire). Considerando le migliaia di morti che insanguinano ogni anno le strade delle metropoli del sub-continente, in gran parte dovuti a incidenti in moto, la Nano contribuirà a migliorare non solo la mobilità individuale, ma anche la sicurezza di milioni di indiani.
Per raggiungere questo risultato senza dubbio storico, e che scatenerà la corsa al ribasso da parte di tutti gli altri big del settore automobilistico (con buona pace, checcè ne dicano i produttori, della sicurezza), il gruppo Tata non è andato troppo per il sottile. L’area in cui dovrebbe sorgere lo stabilimento che sfornerà le centinaia di migliaia di Nano è stata requisita, grazie al fattivo supporto del governo del West Bengala (per ironia della sorte, di estrazione comunista), a migliaia di agricoltori locali, che hanno iscenato marce e falò di protesta – ignorati da gran parte della stampa – il giorno stesso della presentazione del nuovo gioiello tecnologico.
Selva di moto in una città indiana: tante piccole Nano crescono…







Ora, caro cugino trapiantato in India, diventerò un’altra lettrice del blog… nonostante ti anticipo di essere un tantino discontinua, comunque quella di cui parlavo stasera a cena proprio altro non era che la famosissima Nano, ora io non so quanto possa essere necessaria o meno in India, ho afferrato il concetto che famiglie intere possono permettersi solo un motorino ecc… ma nonostante la motoristica euro 3, sai quante famiglie anche da noi, nel bel paese potrebbe far godere? E’ anche vero che in sdognamenti vari riusciremmo a farla costare quanto una C1 però se qualcuno di veramente impegnato si volesse cimentare nell’import … altro che record …
Ewiwa la Barba … un caro saluto e non far passare un altro anno
ciao