L’ultima battaglia dei Sikh
I Sikh sono gli aderenti alla religione del sikhismo, che si sviluppò nello stato indiano del Punjab nel XV secolo inserendosi nel conflitto tra induismo e islamismo come una sorte di ponte tra le due religioni. Da sempre abili guerrieri, i Sikh sono stati storicamente tra i più duri avversari degli Inglesi nel sucontinente indiano e, successivamente, hanno combattutto nell’esercito della corona britannica sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale, distinguendosi per il coraggio e la fiera dedizione. Ancora oggi, oltre il 10% dei componenti l’esercito indiano è di religione sikh.
Gli adepti alla fede Sikh – che sono oggi più di 25 milioni, distribuiti essenzialmente tra l’India (in gran parte Punjab e Maharashtra), il Regno Unito, il Canada e gli Stati Uniti – sono tenuti a rispettare le cosiddette 5Ks, ossia i seguenti cinque segni esteriori che rappresentano le cinque virtù (onestà, uguaglianza, fedeltà, meditatazione in Dio e opposizione a ogni forma di tirannia):
- Kesh (capelli non tagliati, da cui il tradizionale turbante)
- Kanga (il pettine di legno)
- Kaccha (una particolare veste intima)
- Kara (il braccialetto di ferro)
- Kirpan (la tradizionale spada, il cui possesso è ritenuto legale dall’art. 25 della Costituzione indiana)
Negli ultimi giorni i Sikh sono tornati prepotentemente alla ribalta per una serie di scontri che hanno paralizzato la zona nord di Bombay e interi quartieri della città di Bangalore. Il casus belli è stato la provocazione da parte del capo della setta Dera, un auto-proclamatosi santone che anche un anno fa, vestendosi da decimo guru Sikh, aveva scatenato le ire della comunita’. Costui si e’ fermato a fare shopping in una zona sikh della città, protetto da una nutrita scorta armata che ha poi aperto il fuoco sulla folla uccidendo un sikh. Gli scontri che ne sono seguiti hanno lasciato decine di feriti e bloccato anche parte del sistema ferroviario cittadino. La setta Dera, molto probabilmente, verrà dichiarata illegale in tutta l’India.
Gli scontri di metà giugno a nord Bombay
Le violenze dei Gujjar e il sistema delle caste
Da diverse settimane il Rajasthan é teatro di feroci scontri tra la polizia e centinaia di appartenti alla tribù dei Gujjar. Il bilancio parziale é di oltre 50 morti e 400 feriti, che si sommano ai 30 morti di un anno fa.
I Gujjar sono un popolo millenario, originariamente seminomade, che si é via via dedicato all’agricultura e gradualmente diffuso in diversi stati del nord dell’India, oltre al Pakistan e all’Afghanistan. Un popolo, fin qui, pacifico.
Ma allora che cos’é che ha scatenato tanta violenza? Il problema, ancora una volta, é rappresentato dal sistema delle caste, ufficialmente abolite con l’approvazione della Costituzione indiana (novembre 1949). In realtà, l’India riconosce – e applica benefici in termini di quote riservate, ad esempio, nella pubblica amministrazione – tre diverse categorie di (sotto) caste, tuttora basate sui dati elaborati dagli inglesi nel 1935:
- SC (Scheduled Castes): gli intoccabili, o dalit, il livello più basso del sistema delle caste;
- OBC (Other Backward Castes): le caste poste un gradino sopra i dalit;
- ST (Scheduled Tribes): le popolazioni che ancora vivono nelle foreste, o comunque fuori dai centri abitati.
In Rajastahn i Gujjar sono inseriti nella categoria delle OBC. Anche un’altra popolazione ne faceva parte fino a qualche anno fa, quando ne venne modificato lo status da OBC a ST. In teoria un livello inferiore, che però garantisce – in pratica – quote di lavoro e benefici maggiori. A ciò si aggiunga la recente inclusione di un’altra etnia nella classe OBC, che ha ulteriormente ridotto, secondo i leader dei Gujjar, gli spazi e le prospettive di lavoro per la comunità.
La patata bollente é ora nelle mani del Governo federale indiano, l’unico che abbia la facoltà di modificare lo status dei Gujjar. Sperando che le agitazioni non facciano ulteriori vittime.

Ragazze Gujjar








