PAROLE E FOTO IN LIBERTA’ di Fabio Lucheroni

il mio blog edito da Bombay, India

Indiana, di Mariella Gramaglia

E’ appena uscito Indiana, di Mariella Gramaglia, un libro-diario sull’India, con splendide foto di Laura Salvinelli. Mariella ha vissuto più di un anno in India dedicandosi a progetti di cooperazione, in Gujarat con il SEWA (Self Employed Women Association), il primo sindacato al mondo per sole donne, con oltre un milione di iscritte, e in Tamil Nadu, in una delle zone più colpite dallo tsunami.

Nel suo libro Mariella racconta l’India dei due volti: quello, sempre più moda nel mondo occidentale, della Bollywood, delle feste sfarzose negli scintillanti alberghi a cinque stelle di Bombay e Delhi, del PIL galoppante e del primato dell’informatica; e l’altra, sempre meno presente nei nostri media, delle centinaia di milioni di persone che sopravvivono con un dollaro al giorno, dell’atavica ma tuttora presente crudele divisione in caste, della malnutrizionale infantile e dell’analfabetismo, soprattutto femminile.

Ecco qui di seguito un brano su Bombay tratto dal libro di Mariella:

Shiv Shena, il partito della destra induista, che governa il municipio della città, sembra lontano anni luce dai salotti bene globali. Eppure in città la sua presenza si sente, eccome. Con lo slogan “lavoro solo per i figli del suolo” ha cominciato una campagna contro i tassisti, lavoratori poveri, quasi tutti immigrati da Gujarat e da altri stati del nord, che parlano male la lingua locale e hanno il terrore di essere segnati a dito, e ha sancito l’obbligo di parlare e scrivere solo in lingua maharati in tutte le attività pubbliche.

In più, malgrado lo scandalo degli ambientalisti, ha fatto tagliare cento alberi storici nel grande  piazzale antistante il Gateway of India, in modo che la statua a cavallo di Shivaji, l’eroico condottiero che dà il nome al partito e che nel 1600 guidò una riscossa antimusulmana, avesse la stessa visibilità del celebre arco di trionfo del colonialismo britannico.

Temo la forza dei simboli arcaici, quelli del sangue e del suolo, nel mondo  post-moderno. Ho visto Shivaji, con la stessa spada sguainata e la stessa indomita postura, dipinto con la vernice d’argento intorno a una forma, impressa da una specie di complicato stencil artigianale, sulla porta della capanna in un remotissimo villaggio parakara koli  del Kachchh. Sfolgorava come una presenza magica.

Probabilmente la signorina dai tacchi d’oro riderebbe delle mie paure, scuoterebbe le spalle tatuate e penserebbe che il futuro è suo.  

                          Mariella e Laura alle prese con il traffico di Ahmedabad…

6 Luglio 2008 Pubblicato da Fabio | India, Società e costume indiani | | Ancora nessun commento.